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Linda Soldani psicologa psicoterapeuta


Trattamento del burn-out

Il termine “burn-out” sta a significare letteralmente lo “scoppiare per aria”, come per indicare uno stato di esaurimento psicofisico o di disagio lavorativo tipica delle professioni di aiuto – anche se non esclusiva di queste ultime – in cui il rapporto operatore-utente è contraddistinto da un elevato grado di coinvolgimento emotivo. Si tratta di professioni quali il medico, l’insegnante, l’infermiere, il consulente, l’operatore della salute mentale in genere, l’educatore, ecc.

Maslach nel 1992 identifica 3 aspetti centrali della sindrome: esaurimento emotivo, spersonalizzazione nel rapporto con l’utente e ridotta realizzazione professionale, che inevitabilmente esitano in un calo del rendimento lavorativo, in problemi di salute psico-fisica fino alla rinuncia al proprio posto di lavoro (elevato tasso di turn-over, dimissioni, ecc).

I fattori che concorrono al burn-out interessano le realtà produttive a più livelli, manifestandosi nell’individuo, nell’organizzazione e nella matrice culturale di appartenenza, così come nei rapporti reciproci tra i vari livelli, rendendo pertanto necessarie azioni complesse e multicomponenziali. Nel rispetto di tale complessità, gli interventi proposti prevedono training formativi alla comunicazione assertiva, alla risoluzione efficace dei conflitti, oltre ai consueti programmi di riduzione dello stress e ad interventi finalizzati al miglioramento del clima organizzativo.

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