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Linda Soldani psicologa psicoterapeuta


Terapie di rilassamento e addestramento alla consapevolezza

Si tratta di un vasto corpus di tecniche finalizzate alla riduzione dell’arousal neurovegetativo, dello stato di attivazione generale dell’organismo che si esprime generalmente in un aumentata attività del sistema nervoso autonomo simpatico, caratteristica della reazione di stress.

Tali tecniche, spesso utilizzate in abbinamento con il biofeed-back, richiedono una pratica regolare che consenta un apprendimento stabile e una rapida generalizzazione alle situazioni problematiche della vita reale.
Le tecniche insegnate sono il Training Autogeno (TA) e la Mindfulness.


Training Autogeno (TA)

Il training autogeno è una tecnica di rilassamento che trova impiego, tra le varie indicazioni, nel controllo dello stress, nella gestione delle emozioni e nei disturbi psicosomatici. La tecnica del TA è stata messa a punto dallo psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz negli anni 30 e si basa sul presupposto che l’autoinduzione di uno stato di quiete a livello somatico ha, di riflesso, effetti coerenti sulla sfera emozionale e cognitiva.

In pratica, una volta indotta la risposta di rilassamento a livello fisico, viene riprodotta la corrispondente esperienza a livello mentale. Il processo è definito “autogeno” in quanto, a differenza dell’ipnosi in cui occorre un operatore che induca lo stato di ipnosi, nel TA il soggetto apprende ad autogenerare lo stato psicofisico desiderato, cosiddetto di “commutazione autogena”, partendo dal corpo per arrivare alla psiche e viceversa, dando luogo ad un circolo virtuoso. Le modifiche che si producono con un adeguato allenamento hanno carattere di stabilità e costanza nel tempo.

Lo stato di commutazione autogena viene raggiunto attraverso cicli di esercizi sequenziali che possono essere attuati in 3 posizioni: sdraiata, seduta in poltrona con appoggio degli avambracci o posizione “del cocchiere” o “a cassetta”. Il primo ciclo, definito “ciclo inferiore” o di base, prevede i seguenti esercizi:

- pesantezza: rilassamento della muscolatura
- calore: vasodilatazione periferica e conseguente aumento del flusso sanguigno.
- respiro
- plesso solare
- cuore
- fronte fresca

Il training richiede almeno 3 mesi se l’allenamento è costante (2-3 volte al giorno per circa 10 minuti) ed avviene sotto la guida di un esperto (medico o psicologo formato al metodo).

Esiste un ciclo di esercizi cosiddetto “superiore” destinato a praticanti avanzati, in grado di raggiungere rapidamente lo stato di “commutazione autogena”. Si tratta di una tecnica di psicoterapia vera e propria che si ripropone di far emergere ed analizzare aree profonde della personalità, promuovendone l’integrazione, lo sviluppo e l’armonizzazione.

Una trattazione degli aspetti inerenti il ciclo superiore trascende lo scopo di questo elaborato. Per approfondimenti si rimanda al testo di Schultz (Schultz: Il Training Autogeno, 1971, Feltrinelli).


La mindfulness

Il termine “mindfulness” significa consapevolezza e fa riferimento alla capacità di entrare in relazione con l’esperienza presente in modo non automatico ma consapevole. Un esempio di questo può essere rappresentato dai lunghi viaggi in auto, quando guidiamo per chilometri senza essere realmente consapevoli di quello che facciamo, con la sensazione che a guidare sia piuttosto una sorta di “pilota automatico”.

In tante altre situazioni della vita, possiamo non essere realmente presenti a noi stessi nello stesso identico modo. Possiamo cioè essere dissociati dal nostro presente, senza rendercene conto. Quando viviamo questa condizione, può capitare che ad assumere il comando della mente siano modalità di pensiero disfunzionali e in grado di peggiorare il tono dell’umore.

L’addestramento alla mindfulness consente di uscire dallo stato di “pilota automatico” in modo intenzionale e di concentrarsi sull’esperienza del momento in modo non giudicante, con un atteggiamento di apertura ed equanimità, sia quando siamo in presenza di sensazioni gradevoli, sia quando siamo in presenza di sensazioni sgradevoli.

Si apprende cioè ad essere presenti mentalmente all’esperienza senza esprimere immediatamente un giudizio sulla piacevolezza o meno degli eventi che attraversano il nostro orizzonte temporale. Questa condizione di osservazione consapevole contrasta con l’abitudine della mente ad identificarsi con i propri contenuti e previene l’insorgenza di stati mentali patologici.

Come risulta evidente, la mindfulness non è in realtà una forma di rilassamento (non si ricerca un particolare stato psicofisico), quanto un’abilità fondamentale propedeutica a qualsiasi percorso psicoterapico.

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